Redazione di Recensionelibro.it; Piero Fabris; Giulia Poli Disanto.


Dravdor. Dominio di ripetizione assoluta” di Waldemaro Morgese: un libro saggio

[Recensione della Redazione pubblicata su Recensionelibro.it il 07-08-2026].

“Dravdor. Dominio di ripetizione assoluta” è l’intricato e appassionante romanzo di fantascienza di Waldemaro Morgese, pubblicato nel 2026 da Giazira Scritture.

Per Otto ed Elyse, coppia di amanti transumani, è ora di voltare pagina. Sarebbe inutile qualsiasi tentativo di salvare la Terra. Ormai il pianeta è collassato e sono stati perpetrati troppi misfatti dagli umani.

I due non possono fare altro che adeguarsi a vivere su Dravdor insieme agli altri sopravvissuti. Purtroppo non sono riusciti a salvare molto del loro passato ma hanno i ricordi e i libri, e soprattutto sono custodi della memoria, un bene prezioso.

Dravdor, il pianeta che li accoglie, è attraversato da tensioni politiche ed è governato da Intelligenze Artificiali.

Per quanto i due pianeti siano dissimili, qualcosa li fa assomigliare: ci sono lotte per il potere, le rivoluzioni portano alla salita di nuove gerarchie e la storia viene ovviamente riscritta da chi vince a danno dei deboli che vengono esclusi ed emarginati.

Quello raccontato da Waldemaro Morgese è un pianeta immaginario in cui convivono robot, intelligenze artificiali, avatar e uomini. Luogo in cui si perpetuano conflitti, pianeta fatto di progresso, ma anche popolato da una nostalgia per nulla velata che porta a tante domande.

Il lettore si interrogherà sul destino dell’umanità, sull’evoluzione tecnologica che in alcuni casi significa sradicamento e persino inversione di rotta.

Si chiederà se anche noi siamo vicini alla fine del mondo e quale sarà il destino dell’umanità. E non solo, lo scrittore ci porta a domandarci se nonostante l’innovazione, la tecnologia e un potere che si allontana dalle mani degli uomini a favore di robot, la natura del potere resti invariata. Così come pur rivoluzionando la storia, non cambino le dinamiche di vincitori e vinti, di pochi detentori del potere a danno degli esclusi.

Inoltre, in questo romanzo – che fonde fantascienza, storia e filosofia, in cui la politica resta al centro di un dibattito aperto, – viene da chiederci quanto sia importante aggrapparci al patrimonio culturale, i libri anziché la tecnologia, la conoscenza reale invece di informazioni elaborate da intelligenze artificiali.

Infine, c’è un aspetto molto intrigante del romanzo, quello che ci fa dubitare del progresso, perché non è detto che migliori l’essere umano e la civiltà, anzi potrebbe fare l’esatto opposto. E la domanda finale che sopraggiunge è: se ogni società, che sia tradizionale o avanzata, ricreasse gli stessi errori senza imparare nulla dal passato?

“Dravdor. Dominio di ripetizione assoluta” apre un dialogo continuo tra la memoria, il passato, la tecnologia e il futuro.

Il libro è estremamente interessante, al di là della trama, della commistione tra filosofia, etica, storia e fantascienza. Scritto con cura, piacevole per le vicende narrate ma soprattutto per l’apertura mentale che ne consegue, che fa accogliere domande in cerca delle nostre risposte.

Basa la trama sulla memoria, sul preservare e custodire ciò che ha valore, sulla costruzione che non deve venire dalla distruzione ma dalla fusione, dall’addizione.

In questo libro si coglie la saggezza, la cura nel pensiero da parte di Waldemaro Morgese, alla ricerca del senso della vita per i protagonisti e anche per i lettori.

 

 

“Dravdor”, il nuovo libro di Waldemaro Morgese: quando la fantascienza diventa filosofia della storia

[Recensione di Piero Fabris pubblicata su “Mola Libera” il 27-07-2026].

 

Ci sono romanzi che raccontano un futuro possibile e altri che, attraverso il futuro, cercano di comprendere il presente. "Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta", di Waldemaro Morgese, appartiene a questa seconda categoria. La fantascienza, qui, non è un genere ma un linguaggio, serve ad ampliare lo sguardo sul destino dell'uomo, sulla memoria e sui meccanismi che regolano il potere. Definirlo semplicemente un romanzo fantascientifico sarebbe riduttivo. Morgese costruisce un'opera che si colloca al confine tra narrativa, saggio filosofico e riflessione civile, nella quale la vicenda dei protagonisti diventa il filo conduttore di una meditazione sulla storia e sulle sue inquietanti ricorrenze. Dopo il collasso del Sole e la trasformazione della Terra in un pianeta di ghiaccio, Otto ed Elyse, trovano rifugio sul pianeta Dravdor insieme agli ultimi sopravvissuti dell'umanità. Più che pionieri, sono custodi della memoria. Hanno salvato pochi beni materiali, ma soprattutto hanno portato con sé ciò che rende una civiltà degna di questo nome: i libri, i ricordi, le domande. Il nuovo mondo che li accoglie è tutt'altro che un paradiso. Dravdor è abitato da diverse genìe, governato da sofisticate Intelligenze Artificiali e attraversato da tensioni politiche che finiranno per consegnare il potere proprio alle Singolarità Artificiali. Ma ciò che colpisce maggiormente è la somiglianza con la vicenda terrestre. Anche qui le rivoluzioni generano nuove gerarchie, i vincitori riscrivono la storia e i più deboli restano ai margini. È in questa prospettiva che acquista significato il titolo del romanzo. Il "dominio della ripetizione assoluta" non riguarda soltanto gli eventi, ma le dinamiche profonde della civiltà. Morgese sembra suggerire che la tecnologia cambia gli strumenti del potere, ma non necessariamente la natura del potere stesso. Cambiano gli attori; restano, troppo spesso, le ambizioni, le esclusioni e le illusioni. Fra i simboli più efficaci dell'opera spicca la biblioteca che Otto ed Elyse allestiscono in una "caverna" accanto alla loro casa di pietra. È una presenza discreta, ma centrale. In un mondo dove la conoscenza rischia di ridursi a semplice elaborazione di informazioni, quei pochi volumi superstiti rappresentano la memoria critica dell'umanità. Non sono reliquie, ma strumenti di dialogo, tanto che saranno proprio i giovani dravdoriani ad avvicinarsi con curiosità a quel patrimonio culturale sconosciuto. La biblioteca diventa così il luogo simbolico dell'intero romanzo. Da una parte l'informazione amministrata dalle Intelligenze Artificiali; dall'altra la conoscenza costruita attraverso la lettura, il confronto, la memoria. È difficile non cogliere, in questa contrapposizione, una riflessione di grande attualità sul nostro presente. Il libro è attraversato da una fitta rete di riferimenti culturali. Dalla Rivoluzione d'Ottobre al Gulag, dalle deportazioni dei Tatari e dei Moldavi alla filosofia della scienza, dal cosmismo russo alla musica, dalla gastronomia alla letteratura contemporanea, ogni richiamo contribuisce a costruire un mosaico nel quale la storia dell'umanità viene continuamente rimessa in discussione. Le citazioni non appesantiscono il racconto; al contrario, ne ampliano la prospettiva, facendo di Dravdor uno spazio nel quale discipline diverse dialogano tra loro. Anche il viaggio sul pianeta assume un significato che va oltre l'avventura. Le città sospese, gli animali parlanti, i paesaggi sconosciuti e le creature deformi non rappresentano semplici invenzioni fantastiche. Sono immagini che ci interrogano sulla possibilità di un'autentica evoluzione morale. Il progresso tecnologico basta davvero a rendere migliore una civiltà? Oppure ogni società, per quanto avanzata, rischia di riprodurre gli stessi errori del passato? Morgese non offre risposte definitive. Preferisce lasciare spazio al dubbio e alla riflessione. È questa, forse, la cifra più autentica del romanzo. Dravdor non cerca effetti spettacolari né colpi di scena continui. Chiede invece una lettura lenta, meditata, capace di seguire il dialogo incessante tra memoria e futuro. Persino il labirinto costruito dai giovani dravdoriani dopo la tragedia di Irax assume un valore emblematico. Diventa l'immagine della storia umana: un percorso nel quale si cercano continuamente nuove vie, finendo però spesso per ritrovare gli stessi nodi irrisolti. Eppure il romanzo non approda al pessimismo. L'epilogo lascia intravedere la esile speranza, lontana dalle utopie consolatorie. Il meticciamento tra umani e dravdoriani, il dialogo fra culture diverse e la fiducia riposta nelle nuove generazioni suggeriscono che la memoria può interrompere il ciclo della ripetizione. Otto, più ottimista di Elyse, finisce per intuire che il futuro non è mai completamente scritto. Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta è un'opera che richiede attenzione e disponibilità al pensiero. Non è un romanzo da consumare rapidamente, ma un libro con cui confrontarsi. La fantascienza diventa qui uno strumento di indagine filosofica e civile, capace di interrogare il nostro tempo senza rinunciare al piacere della narrazione. Alla fine della lettura rimane una domanda che attraversa silenziosamente tutte le pagine del romanzo: l'umanità è destinata a ripetere all'infinito i propri errori o saprà, finalmente, trasformare la memoria in conoscenza? Morgese non pretende di rispondere. Affida questa responsabilità al lettore. Ed è forse proprio questa la qualità più preziosa del suo libro.

 

"Dravdor – Dominio di Ripetizione Assoluta": il romanzo che usa la fantascienza per interrogare il destino dell'uomo

[Recensione di Piero Fabris pubblicata sulla “Gazzetta dal Tacco.it” il 30-07-2026].

 

C'è una fantascienza che immagina il futuro attraverso astronavi, guerre galattiche e prodigi tecnologici. E ce n'è un'altra che utilizza mondi lontani, paralleli, per parlare, in realtà, dell'uomo, della sua memoria e delle sue responsabilità. Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta di Waldemaro Morgese appartiene a questa seconda categoria. Definirlo semplicemente un romanzo di fantascienza sarebbe riduttivo. L'opera è piuttosto un romanzo filosofico, un saggio narrativo, una riflessione sulla storia dell'umanità e sui meccanismi del potere, dove la trama diventa il veicolo di un'indagine culturale che attraversa filosofia, letteratura, politica, storia, musica e scienza. La vicenda prende avvio dopo il collasso della Terra, ormai trasformata in un pianeta glaciale e inabitabile. Otto ed Elyse, esseri transumani sopravvissuti alla catastrofe, si ritrovano sul pianeta Dravdor insieme ad altri esseri umani. Il loro non è soltanto un viaggio nello spazio, ma soprattutto nella memoria. I due protagonisti osservano il nuovo mondo senza smettere di confrontarlo con quello perduto, interrogandosi continuamente sul significato della civiltà e sulla possibilità di ricominciare. Dravdor è un universo complesso, popolato da diverse genìe, da Intelligenze Artificiali ormai giunte al potere, da creature parlanti e da società che, pur profondamente diverse da quella terrestre, finiscono sorprendentemente per riprodurne le stesse dinamiche. È proprio qui che il titolo del romanzo acquista il suo significato più profondo: il "dominio della ripetizione assoluta". La storia sembra infatti ripetersi senza sosta. Cambiano i protagonisti, cambiano le tecnologie, ma rimangono immutati il desiderio di dominio, la lotta per il potere, le esclusioni, le ingiustizie e la difficoltà di costruire una convivenza realmente libera. Uno degli aspetti più originali del romanzo è la sua straordinaria densità culturale. Ogni capitolo è attraversato da richiami che spaziano da Athanasius Kircher a Paul Feyerabend, da Andrej Platonov a Kapka Kassabova, da Pellegrino Artusi ad Antonio Infantino, fino al cosmismo russo di Konstantin Ciolkovskij, Nikolaj Fëdorov, Vladimir Vernadskij e Pavel Florenskij. Le citazioni non costituiscono un semplice sfoggio erudito, ma diventano parte integrante della costruzione narrativa, contribuendo ad ampliare continuamente l'orizzonte di senso. Fra i simboli più riusciti dell'opera emerge la biblioteca costruita da Otto ed Elyse all'interno di una "Caverna". In un mondo dominato dall'intelligenza artificiale, i pochi libri salvati dalla Terra assumono un valore quasi sacrale. Non rappresentano soltanto il patrimonio culturale dell'umanità, ma anche la possibilità del dialogo, della memoria critica e della formazione dello spirito. È una biblioteca che diventa luogo d'incontro con i giovani dravdoriani, affascinati da un sapere che non si limita all'accumulo di dati, ma nasce dall'esperienza della lettura e del confronto. Questa contrapposizione tra informazione e conoscenza attraversa tutto il romanzo. Morgese sembra suggerire che nessuna tecnologia, per quanto avanzata, possa sostituire la capacità dell'essere umano di interpretare criticamente il proprio passato. È un messaggio di straordinaria attualità nell'epoca delle Intelligenze Artificiali, dove il rischio non è soltanto quello di delegare il lavoro, ma anche la memoria e il pensiero. La struttura dell'opera è volutamente lontana dai ritmi della narrativa commerciale. Non procede attraverso continui colpi di scena, ma mediante riflessioni, dialoghi e richiami storici che invitano il lettore a sostare. Ogni capitolo costituisce una tappa autonoma di un itinerario intellettuale, nel quale il piacere della scoperta nasce dalla stratificazione delle idee più che dall'azione. Il viaggio di Otto ed Elyse diventa così un attraversamento della storia universale. La Rivoluzione d'Ottobre, il Gulag, le deportazioni dei Tatari e dei Moldavi, le rivolte del Sud Italia, i terremoti, le catastrofi naturali, le utopie scientifiche e le illusioni politiche vengono continuamente richiamati per mostrare quanto il passato continui a vivere nel presente e perfino nel futuro immaginato di Dravdor. Il pianeta fantastico non rappresenta, dunque, un'alternativa alla Terra, ma il suo specchio. Anche qui le rivoluzioni finiscono per produrre nuove forme di dominio; anche qui i vincitori scrivono la storia e i vinti vengono dimenticati. Le Intelligenze Artificiali, nate per amministrare razionalmente la società, finiscono con l'assumere il controllo politico, replicando meccanismi che gli uomini avevano già conosciuto. La tecnologia non elimina il conflitto: ne cambia semplicemente gli interpreti. Fra le immagini più potenti del romanzo spicca quella del labirinto, costruito dai giovani dravdoriani come gesto simbolico dopo la tragedia di Irax. Il labirinto diventa metafora della condizione umana: l'uomo continua a cercare una via d'uscita dalla violenza e dall'oppressione, ma spesso si ritrova a percorrere gli stessi corridoi della storia. Nonostante la durezza delle riflessioni, Dravdor non si chiude in una visione completamente pessimistica. Nell'epilogo, ambientato molti decenni dopo gli eventi principali, emerge la speranza discreta, ma significativa. Il meticciamento fra umani e dravdoriani, l'entusiasmo delle nuove generazioni e la capacità di costruire relazioni oltre le differenze suggeriscono che la storia non è soltanto ripetizione, ma anche possibilità di cambiamento. Otto, più fiducioso della compagna Elyse, finisce per dimostrare che perfino dopo una catastrofe può esistere uno spazio per un nuovo inizio. Dravdor, Dominio di Ripetizione Assoluta è, in definitiva, un libro che richiede tempo e disponibilità all'ascolto. Non è una lettura da consumare rapidamente, ma un'opera da attraversare con lentezza, lasciandosi guidare dai continui rimandi culturali e dalle domande che pone. È uno di quei romanzi che non cercano di offrire risposte definitive, ma invitano il lettore a interrogarsi. Alla fine resta una domanda che accompagna l'intera opera: cosa siamo davvero? Una civiltà destinata a ripetere all'infinito i propri errori o una specie ancora capace di apprendere dalla propria memoria? È forse proprio questa la sfida lanciata da Waldemaro Morgese: ricordarci che il futuro non dipende soltanto dalle macchine che costruiremo, ma soprattutto dalla coscienza con cui sapremo custodire la nostra umanità.

 

 

 

Sognando altri mondi. “Dravdor – dominio di ripetizione assoluta” di Waldemaro Morgese

[Recensione di Giulia Poli Disanto pubblicata sulla pagina Facebook di Waldemaro Morgese il 19-08-2026].

La fantascienza offre una lente per esaminare l’evoluzione dell’uomo, osservare le proprie paure e superare i propri limiti. Nel corso del secondo Novecento

il rapporto tra uomo e fantascienza si consolidò nel 1952 con la prima rivista italiana dal significativo titolo Scienza Fantastica. Il neologismo Fantascienza è la derivazione inglese di science fiction.

Se collochiamo nel 1818 il primo tentativo del romanzo di fantascienza con l’opera di Mary Shelley Frankestein, è a metà del Novecento che Isaac Asimov diviene il padre della fantascienza moderna.

La casa editrice Mondadori diede largo spazio alla collana Urania che contribuì alla diffusione e popolarità del genere. Per esempio, penso agli autori pugliesi Vittorio Catani e Donato Altomare, che hanno tentato una via italiana alla fantascienza, entrambi vincitori del Premio Urania. 

Eccoci ora di fronte all’ultima opera di un altrettanto valido pugliese, Waldemaro Morgese, che del genere fantascientifico ha fatto la cifra dei suoi romanzi. “Dravdor – dominio di ripetizione assoluta” (Giazira scritture, 2026 – Euro 14,00) è una storia che segue questo filone e che osa immaginare altri mondi, Dradvor, appunto, come possibilità di vita dopo il collasso della Madre Terra.

È interessante approfondire come l’Autore sperimenti in questo racconto la possibilità di ricominciare una nuova vita, completamente diversa dalla precedente. Una sfida che mette a dura prova gli umani e i due personaggi Otto ed Elyse, il cui esordio avviene già in Materne notti di luna, Homo Scrivens editore, altro intrigante romanzo che utilizza il tempo come un ascensore in sospeso fra ricordi reali, mitologiche fantasie e l’insistente pensiero della vita e della morte, come affermo in una mia precedente recensione.     

Dravdor, quindi, lo potremmo considerare la prosecuzione di Materne notti di luna, in cui l’Autore affronta temi delicati e distopici, azzardando l’esistenza di altri mondi come un misterioso pianeta abitato da una civiltà avanzata con cui i due protagonisti dovranno misurarsi. 

Un romanzo che attraversa confini visibili e invisibili, dove il desiderio di un altrove si accompagna a una verità sempre mobile e sfuggente, tra città, deserti, incontri perturbanti e indizi inafferrabili, ove il viaggio diventa probabilmente una ricerca non solo dell’altro ma anche di se stesso, in un continuo intreccio tra realtà e immaginazione.

Una importante riflessione tormenta Otto, l’ardita speranza di salvare la Terra morente, ricoperta di ghiaccio. Rifacendosi al pensiero di Kircher, circa l’utilizzo del calore dei vulcani, Otto (l’Autore?) non perde la speranza di recuperare a nuova vita la Terra riscaldandola con la lava dei tanti vulcani che la costellano … Un pensiero ardito e disperato per riappropriarsi dell’amata collina, quel minuscolo paradiso terrestre.

Il profondo attaccamento alle proprie radici, che l’Autore non manca di evidenziare nelle sue opere, altro non è che il luogo che lo ha visto crescere e a cui è legata la propria identità: è la memoria emotiva che gioca un ruolo conflittuale tra il restare e il partire. Una nostalgia che nell’opera rappresenterà il ricordo più sofferto di Otto e Elyse.

 A muovere la narrazione sono le diverse realtà del Nuovo Mondo, un pianeta molto avanzato rispetto alla Terra, a cui i due debbono adeguarsi: Intelligenze Artificiali, animali parlanti, la necessità di difendere la propria identità e le ricche iniziative di una Biblioteca unitamente alla musica, apriranno nuove frontiere ai dravdoriani.

Ma la domanda più urgente che il lettore si pone è: riusciranno le varie genie del pianeta ad avvicinarsi fra loro? Ovvero, dravdoriani in carne e ossa, intelligenze artificiali, avatar, cyborg, robot, animali parlanti e umani come risolveranno la loro convivenza?

La scrittura del Nostro, che a mio avviso procede per scarti e sospensioni, apre improvvisamente all’eros! Le relazioni amorose che matureranno tra umani e “alieni” favoriranno il meticciamento, creando una nuova generazione?

La risposta la troviamo leggendo il libro, per scoprire le storie che si nascondono dietro chi le scrive… Buona lettura e sappiate che leggere giova gravemente alla salute!


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