CITTÀ E CAMPAGNA: SINERGIE NECESSARIE

di Waldemaro Morgese

[pubblicato in: “Mola di Bari Ville e casine storiche”, a cura di Antonio Ferrante, LAB Edizioni, Altamura, 2022, pagg. 8-11].

Come ha chiarito la letteratura più perspicua, se nella storia di un territorio c’è stata nei secoli unità fra area urbana e area rurale, non ha molto senso dimenticarsene quando per l’evoluzione naturale dei fenomeni socio-economici l’area rurale declina e non svolge più il ruolo che aveva sempre avuto in passato.

James S. Ackerman[1] riconosce come una analisi della ‘villa’ significa in primo luogo analizzare le abitudini, le esigenze e il ruolo svolto dai proprietari nel più ampio contesto territoriale. In particolare l’Autore nota acutamente come la villa vive se si riversa su di essa una qualche connotazione ideologica che abbia a che fare con l’esaltazione o comunque l’apprezzamento di valori assenti o deprezzati nella città: «quest’ultima, in quanto luogo di interazione sociale, è inevitabilmente mondana e temporale mentre la campagna, con i suoi inevitabili confronti con le forze immanenti e l’incanto sensuale della natura, suggerisce risposte ispirate».[2]

Un caso specifico che può essere ricondotto a quanto sopra osservato riguarda, appunto, il territorio del Comune di Mola di Bari (oggi un comune di 51 Km² con circa 24.000 residenti), in cui una vasta area rurale si colloca sul primo gradone murgiano attorno a 130 m.s.l.m.

Sulla piana in alcuni casi brulla di questo gradone, che corrisponde perlopiù alle contrade molesi di San Materno e Brenca e a fasce limitrofe (ad esempio Pozzovivo e Crocifisso), nel corso di alcuni secoli dal XVI al XX sono sorti insediamenti[3] i più vari fra cui anche specie dall’Ottocento – a motivo della salubrità dell’aria – ville per il diporto (‘loisir’).  Ma chiaramente un “diporto” per così dire “impegnato” dal momento che si può sempre rintracciare una relazione stretta, molto forte, fra città e campagna, fra insediamenti rurali e cittadini, attraverso il filo unificante dei proprietari, che possedevano manufatti sia in città che nella sua area rurale.[4]

Mentre riguardo alla zona di nostro interesse il fenomeno della masseria, a motivo della maggiore diacronicità temporale e della cospicua importanza storico-economica, è più noto e di certo più studiato (infatti la messe bibliografica è di tutto rispetto), quello della villa per il ‘loisir’ invece è stato analizzato molto meno, talché questa sostanziale distrazione da parte degli studiosi da un lato ha condannato alla perdita della memoria di segni e fatti di certo rilevanti, dall’altro ha in qualche modo distorto le analisi sulla storia cittadina – Mola è ricca di benemeriti eruditi di storia locale -, facendo perdere lo studio del nesso indissolubile fra città e campagna anche in relazione all’utilizzo per diporto dell’insediamento (e non solo all’utilizzo economico, cui abbiamo accennato).

In tempi ormai, aimè, lontani dagli accadimenti a questo vuoto ha cercato di supplire una Associazione di volontariato (Associazione Le Antiche Ville, costituitasi nel 1997) con le sue molteplici iniziative anche di memorialistica, di studio e indagine storico-sociale oltre che di eventistica culturale.

I ‘marcatori’ che possano far riaffiorare all’evidenza i nessi – cui abbiamo accennato – fra città e campagna, fra dimora cittadina e villa rurale specie per il diporto, sono di certo più di uno. Qui chi scrive intende evidenziarne anzitutto una fattispecie e cioè i profili più rilevanti dei proprietari e frequentatori di queste ville: o, perlomeno, alcuni di questi profili, che citeremo a mo’ di esemplificazione oltre che per il loro oggettivo rilievo.

Indagare sui segni costituiti dai protagonisti di alcune biografie notevoli che hanno soggiornato a lungo o vissuto nelle ville, in realtà significa anche adottare una ‘tecnica’ di valorizzazione del patrimonio culturale dell’area di nostro interesse, ed anche di decifrazione della sua identità costituitasi in modo diacronico, lentamente, nel corso dei decenni se non dei secoli.

Sull’identità di un luogo (il suo “genius loci”) vi è vasta letteratura. In ogni caso per evidenziare a cosa potrebbe servire indagare sull’apporto umano di tipo protagonistico, quando si cerca di studiare un territorio, mi avvarrò di alcune pagine brillanti di Marco Trisciuoglio, inserite in un’opera curata da lui e da Michela Barosio.[5]

Il Trisciuoglio elabora concetti illuminanti sul tema dell’abitante e del viaggiatore (in quest’ultima definizione è inclusa la figura del turista). Richiama a questo scopo due quadri del berlinese Franz Ludwig Catel e dell’austriaco Eduard Ender, che ritraggono due ‘viaggiatori’, nonché alcuni scritti di vari Autori che discettano di ‘abitanti’, cioè di soggetti…che sparigliano le carte, per i quali il godimento estetico del paesaggio non è un prius in quanto il prius è vivere il luogo.

D’altra parte in questo prius del vivere il luogo è l’essenza della filosofia e della metodologia ecomuseali, ciò che interessa molto nel nostro caso dal momento che l’Associazione Le Antiche Ville è anche gestore di un Ecomuseo (l’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari) costituito sul territorio delle due contrade già citate e riconosciuto dalla Regione Puglia in base ad una legge regionale. Naturalmente in nome dell’unità del territorio, vive il luogo non necessariamente chi abita nell’area rurale, bensì tutti coloro che abitano nel territorio comunale, composto di area rurale e area urbana.

Dunque questo territorio rurale, disseminato di antiche ville datate anche di secoli, molte delle quali costruite già originariamente per il diporto nei mesi non invernali (quindi senza dotazione di caminetti, ad esempio), è ricco di segni protagonistici umani: è stato vissuto cioè – attraverso le ville - da Singolarità, soggetti che noi con termine più semplice definiremmo Personalità di particolare importanza; persone che, ovviamente, hanno anche vissuto nell’area urbana del Comune avendovi colà, salvo eccezioni, la propria dimora cittadina.

Riguardo alle Singolarità cito solo i dodici profili, tutti di persone non più viventi, che sono segnati nella Mappa di Comunità dell’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari, rinviando ad altre occasioni l’approfondimento dei cenni biografici:

-         Piero Delfino Pesce (1874-1939): politico, scrittore, naturalista

-         Cecilia Mangini (1927-2021): regista cinematografica, sceneggiatrice, fotografa

-         Ottone Pesce (1889-1967): musicista

-         Vitantonio Valdemaro Morgese (1887-1965): magistrato, medico, musicista

-         Argo Suglia (1921-2018): attore, poeta, regista, docente di tecniche teatrali

-         Niccolò Van Westerhout (1857-1898): musicista

-         Angelo Pesce (1849-1931): seguace di Giuseppe Garibaldi

-         Maria Josè Meliota (1878-1975): levatrice, massara

-         Angelo Antonio Zuccarino (1596-1680): arciprete

-         Bruno Aloia (1914-2007): parroco

-         Francesco Saverio Lucarelli (1824-1900): canonico

-         Sabino Lattaruli (1717-1781): canonico.

C’è pero anche un secondo ‘marcatore’ utile a comprendere l’importanza dell’area rurale di cui discettiamo. Il Poggio delle Antiche Ville è stato anche ispirazione per romanzieri, il che non si riscontra per la parte urbana del territorio comunale; chi fosse curioso può approfondire leggendone le opere: mi riferisco in particolare ai romanzi di Waldemaro Morgese (Il tempo uguale, Les Flaneurs, Bari 2016; I guerrieri cambiano, Homo Scrivens, Napoli 2018), di Andrea G. Laterza (La collina dei veleni, Il Grillo, Gravina in Puglia 2016; Il passato è un cuore nero, Radici future, Bari 2022), di Giovanna Fanizza (Balalaika e cupa cupa, Autorinediti, Napoli 2019 - prima edizione 2014), di Gabriella Genisi (Fino a quando le stelle, Manni, San Cesario di Lecce 2006).


 
[1] James S. Ackerman, in La villa (Edizioni di Comunità, Torino 2000) delinea un magistralee affascinante affresco della villa, da quella dell’antica Roma fino alla villa moderna wrightiana e lecorbusierana.

[2] Ivi, p. 387.

[3] Vito F. Labbate, Masserie e insediamenti dell’agro di Mola, Schena Editore, Fasano.

[4] Per questo motivo riguardo a questa area rurale tipica pedecollinare è invalso un toponimo non ufficiale, ma icastico, per caratterizzarla: Poggio delle Antiche Ville. Guido Lorusso, in un saggio a corredo dell’opera cit. del Labbate, riassume così alcune situazioni relative già al secolo XVIII: «Si può dire grosso modo che nel Settecento i Noya con le loro masserie controllavano vaste estensioni di proprietà fondiaria situate ad ovest della città di Mola, verso Noja, mentre i Martinelli e i D’Erario controllavano cospicue aree soprattutto in Contrada Brenca e i Roberti e i Netti possedevano ricchissime tenute in ‘Pozzovivo’» (p. 21-22)

[5] Michela Brosio e Marco Trisciuoglio (a cura di), I paesaggi culturali. Costruzione, promozione, gestione (Egea, Milano 2013). 


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