LA TESTIMONIANZA DI WALDEMARO MORGESE SU GIULIANA CALVANI

Testo della testimonianza di W.Morgese

Waldemaro Morgese scrive del Catalogo della mostra su Bruno Calvani, pubblicato presso Sfera Edizioni a cura di Massimo Guastella (Bari, 2026). In particolare si sofferma sulla testimonianza pubblicata alle pagg. 92 e 93 del Catalogo, relativa ai suoi incontri e progetti con Giuliana Calvani (1945-2015), figlia dello scultore e di Elena Kistler. Nell'ambito della mostra sullo scultore presso il Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari dal 1° marzo al 30 settembre 2026, allestita dalla Società Cooperativa Armida. La testimonianza inserita nel Catalogo è corredata dalle immagini di  due chine inedite create da Giuliana Calvani: Unicorno (2013) e Tarocco (2014).





«BRUNO CALVANI: UNA FAMIGLIA NON COME LE ALTRE»

di Waldemaro Morgese

[pubblicato in: “Bruno Calvani . La luce sull’antico”, a cura di Massimo Guastella, SferaEdizioni, Bari 2026]

Bruno Calvani e il mondo delle donne: potrebbe essere il capitolo di un biopic su Bruno. Non solo donne in carne ed ossa, ma anche in bronzo, in ceramica, in gesso e su carta. Le donne sono state importantissime per lo scultore, come riconobbe Mario De Micheli che scrisse dei “giovanili volti femminili che restano indubbiamente le sue prove più alte” e come si comprende subito sfogliando, ad esempio, il volume “Bruno Calvani. Percorsi d’arte”, un ormai raro catalogo pubblicato nel 2012 con il contributo amorevole della figlia Giuliana.

Giuliana, appunto, vivacissima donna con una famiglia speciale anche per parte di madre: il nonno materno era stato un avvocato di grido ma il suo vero orgoglio non era tanto per le cause vinte bensì per aver ricevuto la liberatoria di tradurre i sonetti di Trilussa in lingua tedesca!

La figlia di questo eccentrico avvocato è l’altra figura femminile importantissima per lo scultore: Elena Kistler, svizzera che Bruno nel 1936 sposa a Parigi giovanissima, appena diciannovenne, sei mesi dopo averla conosciuta. Bruno ed Elena diventano una coppia conosciutissima a Montparnasse e per tutta la vita dello scultore Elena sarà sua infaticabile suggeritrice, collaboratrice, anche traduttrice e modella.

Giuliana nasce nell’estate del 1945: cresce spensierata e affamata di cultura, impara quattro lingue, si immerge nella lettura dei grandi classici, viaggia e soggiorna molto all’estero: Parigi, Londra, Francoforte, si fa conoscere negli ambienti artistici. Sposa il violinista Theodor Kreis e vive con lui in Svizzera per 20 anni.

Quando, vedova, torna in Italia e, alla morte del padre (1985), si trasferisce con la madre Elena a Mola di Bari, impressa quasi con il fuoco resta in Giuliana l’immagine della sua trina famiglia: tanto che nel 2012, allorché io e lei progettammo un evento che doveva celebrare il trentesimo della dipartita di Bruno, volle dare all’iniziativa, dopo averci molto pensato su, questo titolo: “Bruno Calvani: una famiglia non come le altre”.

Alla morte della madre Elena, Giuliana si trasferisce a Brunate, in una casetta splendidamente affacciata a strapiombo sul lago di Como. Prima di partire mi chiese se volevo acquisire nella mia biblioteca rurale parte del suo patrimonio librario di famiglia, con le tracce di decenni di propensioni culturali di Bruno, lei, Elena. Accolsi circa 250 opere, fra cui vari referti significativi. Cito solo la prima edizione (1951) del romanzo di Moravia Il conformista, perché Alberto Moravia fu frequentatore di Casa Calvani; inoltre la sorella, Adriana Pincherle, sposò il 22 febbraio 1941 il pittore nativo di Mola Onofrio Martinelli (conservo la partecipazione di nozze inviata alla mia famiglia).

A Brunate Giuliana muore tristemente sola nell’agosto 2015, stroncata da una malattia inesorabile covata quasi all’insaputa di tutti e avendo rifiutato di curarsi. In questa casa mi ospitò più di una volta; in particolare lì definimmo i particolari di una importante mostra che avrebbe raggruppato 20 sue chine su carta con tema i tarocchi attribuiti al Mantegna, da esporre insieme ad altre 20 sullo stesso tema create dall’artista siciliano suo amico Giacomo Oneto. La mostra si svolse, ma in ritardo sulla data concordata, a causa della sua improvvisa dipartita. L’esposizione avvenne a Milano presso la Biblioteca Sormani dal 7 al 14 settembre 2015 con un titolo da lei ingegnosamente inventato: “Multitask. Tar-occhi alla Sor-mani”. Un geniale calembour! (“Multitask” perché in contemporanea presso la Biblioteca fu presentata la mia autobiografia dall’omonimo titolo, sulla cui copertina campeggiava un ritratto del sottoscritto da lei creato).

Giuliana Calvani è stata autrice di numerose opere: dipinti, chine di nudi caratterizzati da una ricerca approfondita sulle proporzioni del corpo umano grazie ad una sua originale teoria matematica e geometrica che più di una volta cercò di spiegarmi, disegni per le brochure di un fortunato festival organistico animato a Mola di Bari, ritratti vari e perfino un gruppo di schizzi a china su cartoncino con tema i cavalli montati sulle giostre per bambini (ed anche gli unicorni). Un patrimonio questo, insieme alla intrigante serie dei tarocchi, che bisognerebbe valorizzare. 



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