GIULIA POLI DISANTO: UN DIVERTHRILLER SUL SERIO DIVERTENTE E THRILLER

di Waldemaro Morgese.

 

"Assassinii in via Sparano. Le indagini del maresciallo Mimì Lagioia e Miss Marplè", La Rambla edizioni, Noicattaro, 2026, pagg. 168, € 16,00.

Con questo nuovo romanzo l’Autrice prosegue nell’arguta idea di creare una trilogia un po’ giocosa e un po’ gialla, attraverso opere narrative da lei felicemente definite ‘diverthriller’. La prima opera della trilogia è stata "Leopardi a gogò. Le indagini del maresciallo Mimì Lagioia e Miss Marplè" (2022), che si riconosce per la bella copertina gialla con l’oblò centrale, in richiamo dei celebri Gialli Mondadori.

In "Leopardi a gogò" Maria Grazia Marpletti (detta Marplè), novantenne con allusione palese alla mamma centenaria dell’Autrice, si industria in indagini anche difficili, con raro intuito. Con lei fa pendant un personaggio opposto, giovane e bello: Giacomina Lagioia detta Mimì.

Ebbene, la giovane marescialla e l’anziana miss appaiono – secondo logica - anche nella nuova opera della trilogia e diventano le protagoniste alquanto fascinose e originali di indagini complicate, che hanno a che fare con quadri d’autore scomparsi, donne assassinate, e altro. In più, come piacevolissimi addenda, vi sono in ognuno degli agili 31 capitoli rimandi letterari ognuno dei quali costituisce un tuffo in mondi creativi spesso lontani nel tempo ma molto, molto suggestivi, fino a richiamare all’oggi la datata ma sempre affascinante "Arte di amare" di Erich Fromm.

Il mistero, afferma l’Autrice, non è uno stimolo a scoprire ciò che è veramente accaduto, ma anche a comprendere perché le vicende squadernatesi possano presentare più sfaccettature, più di una verità. E questa è una provocazione molto opportuna da parte dell’Autrice: direi una pillola di densa saggezza (per quanto inquietante) che viene offerta al lettore.

La narrazione è in ogni capitolo essenziale, senza inutili ridondanze, arricchita da un dialogare felice, accattivante per il lettore, in grado di consentirgli di seguire la trama immaginata con stimoli ad apporti anche personali in fatto di congetture sugli esiti (delle indagini in corso). C’è anche una discreta sperimentazione linguistica attraverso dialoghi in dialetto napoletano, per i quali tuttavia l’Autrice – ammiccando – chiede venia al lettore, anzi ai napoletani per aver usato la loro forma linguistica secondo una personale interpretazione (lo apprendiamo da uno degli eserghi posti ad apertura del romanzo). Nè mancano scorci sul serio poetici, affascinanti, spia della vena autoriale poetica: esemplificherei con un rimando al capitolo 18 intitolato “Le peonie”, il cui finale contiene un richiamo ai "Mille splendidi soli" dell’afgano naturalizzato statunitense Khaled Hosseini, l’autore del celebre" Il Cacciatore di aquiloni".

Giulia Poli Disanto è una presenza di spicco nel panorama letterario: la sua presenza (di narratrice ma anche di poetessa e di saggista, oltre che di operatrice culturale) è densa e continuativa: la possiamo datare a partire dalla silloge poetica "Nel cuore dello scorpione", del 2002, premio nazionale di poesia Vittorio Bodini (XII edizione) con la motivazione di essere “una silloge compatta e coerente con un linguaggio limpido ed essenziale”.

Le sue tre recenti prove letterarie di spessore sono state di certo "Rosso Melograno" (2018), "Il ragazzo delle arance" (2019) e "Katarzyna" (2024), opere in cui l’Autrice si è cimentata in un ricco scenario storico e su temi profondi quali ad esempio l’antinomia fra lotta armata o cultura della pace, ovvero quali la genitorialità nei suoi spinosissimi poli di quella adottiva e naturale. E comunque sulla impegnativa “letteratura migrante”.

Giulia Poli Disanto, quindi, personalità completa, ricca di una autorialità multiforme, in grado di toccare tutte le corde dell’animo umano, percorrendo con la sua spiccata creatività sia la levità dello scherzo che la profondità del vissuto.



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