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23-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A NAPOLI

23-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A NAPOLI - Casina Morgese

Sabato 23 marzo 2019, nella Libreria Raffaello al Vomero, in Napoli, è stato presentato il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano". Hanno partecipato alla presentazione l'Autore, l'attrice Paola Martelli, l'editore di "Homo Scrivens" Aldo Putignano e Chiara Tortorelli, creativa pubblicitaria ed editor, oltre che scrittrice.

Putignano ha introdotto la presentazione formulando qualche domanda all'Autore, mentre la Tortorelli si è dilungata in una brillante analisi del romanzo, sottolineando in modo particolare la sua dimensione onirica. Paola Martelli ha letto numerosi brani riscuotendo l'ammirazione del numeroso pubblico presente.

 

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MARIA ANTONIETTA ABENANTE E IL POGGIO DELLE ANTICHE VILLE

Il saluto di M. Abenante, Workshop Teca 13-4-2018
MARIA ANTONIETTA ABENANTE E IL POGGIO DELLE ANTICHE VILLE - Casina Morgese

 

 

«A Maria, che porta baci fra i mondi,

e alcuni li tiene per sè»[1]

 

Maria Antonietta Abenante (Umbriatico, 13-4-1969; Roma, 28-2-2019) è stata una bibliotecaria professionista, dotata di notevoli virtù empatiche. Si è laureata in Lettere moderne nell’Università degli studi di Bari.  Ha conseguito tre perfezionamenti post-laurea. Ha pubblicato su Mario Luzi, Artemisia Gentileschi ed Elsa Morante. Cofondatrice nel 1998 della cooperativa di servizi culturali “Ninive” di cui è stata vicepresidente. Membro dell’Associazione Italiana Biblioteche dal 1998. Dal 1998 bibliotecaria in rapporto di outsourcing presso Teca del Mediterraneo, Biblioteca multimediale e centro di documentazione del Consiglio Regionale della Puglia. Cofondatrice della rivista “Incroci” e segretaria di redazione dal 1999 al 2009. Socia fondatrice dell’Associazione “Attraverso lo spettacolo” nel 2005. Componente degli organi esecutivi regionali dell’AIB dal 2003 e di quelli nazionali dal 2011 al 2016 (dal 2014 vicepresidente nazionale). Dal 2016 presidente dell’AIB Puglia. Dal 2014 componente del comitato di redazione della collana editoriale “Percorsi di Teca”. Ha collaborato per vari anni con l’Associazione ONLUS “Le Antiche Ville”, con l’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari e con l’Associazione di volontariato “Libri su misura” in ambiente ospedaliero (presso la Biblioteca “Quattro stagioni” nel Policlinico di Bari). Ha curato i “Workshop di Teca” dal 1998 al 2018. Ha svolto ruoli di responsabilità gestionale in progetti internazionali di contenuto biblioteconomico. Ha coordinato presso Teca del Mediterraneo il progetto “Apulia-Polo bibliodocumentale dell’identità regionale”. È autrice di numerosi scritti e curatele. È stata membro di comitati scientifici, di comitati promotori e componente di giurie di premi, nonché relatrice in vari convegni e seminari.

 

Sulla facciata della Biblioteca Rurale “Il Poggio”, nel Poggio delle Antiche Ville a Mola di Bari sul primo gradone collinare delle Murge, a pochi metri dall’ottocentesca Casina Morgese, si legge ora questa targa, da me voluta:

MARIA ANTONIETTA ABENANTE

Intellettuale solare, bibliotecaria

Umbriatico, 13 aprile 1969

Roma, 28 febbraio 2019

Maria Abenante conosceva bene la Biblioteca Rurale, inaugurata il 18 settembre 2011 (vi portò anche il saluto dell’Associazione Italiana Biblioteche) con la partecipazione di moltissime persone: per ascoltare in una tiepida serata sotto le stelle uno splendido concerto organizzato dalla pianista e docente di Conservatorio Angela Annese, sua grande amica. In quella occasione si esibì il coro a 20 voci Antiphonìa e Angela suonò fascinosamente il tamburo marino, tra lo stupore rapito degli astanti. Nella stessa occasione il collezionista Carmelo Calò Carducci mise in mostra per i fortunati partecipanti le 11 edizioni originali del romanzo futurista di Aldo Palazzeschi Il codice di Perelà, pubblicato esattamente un secolo prima. E in quella stessa occasione la direttrice dell’Ecomuseo del Poggio, Fannj Massimeo, regalò ai presenti ricordini significativi realizzati con le sue mani laboriose.

Maria con Angela, Fannj, Carmelo e Waldemaro: legati in totale purezza nel nome della cultura!

Maria apprezzava della Biblioteca Rurale alcuni fondi preziosi, nel campo del teatro e dello spettacolo, della letteratura ed anche alcuni carteggi di microstoria e carte autografe lì custoditi.

Nel Poggio Maria aveva soggiornato spesso per lunghi anni, prima che si presentasse la terribile malattia: partecipe anche delle tante iniziative dell’Ecomuseo, innamorata di quella natura splendente con il sole, malinconica ma avvolgente in inverno e in autunno.[2]

Numerose volte il suo rifugio era stato la mia “casina” ottocentesca ove spesso lavorava al PC e a me, in segno d’affetto, aveva regalato un magnifico copritavolo composto tutto ad uncinetto con le sue mani e un meraviglioso copriletto broccato.

Aveva perfino curato, insieme alla direttrice dell’Ecomuseo, uno dei libri che raccolgono gli elaborati delle centinaia di giovanissimi partecipanti al concorso di scrittura creativa indetto dall’Associazione “Le Antiche Ville”. L’epigrafe sul suo contributo, ospitato nel libro, richiamava Cicerone: «La memoria è tesoro e custode di tutte le cose» e vi si possono leggere considerazioni acute fra cui: «il museo tradizionale si occupa in genere di una “collezione”, per forza di cose statica e quasi addirittura protetta in una teca, mentre l’ecomuseo ha come proprio teatro di attività un vasto patrimonio materiale e immateriale insito nel territorio».  Ora questo concorso è stato a lei intestato e la giuria dell’edizione odierna, la XV, è simbolicamente da lei presieduta.

Insieme a me si era anche occupata per l’Associazione e l’Ecomuseo di un volume di 250 pagine (Conosci il tuo paese, 2) ricco di una ricerca degli studenti, di schede biografiche e di esempi virtuosi, ricevendo il ringraziamento “per il lavoro minuto e sistematico svolto attraverso il controllo di tutti i testi”: non una semplice correzione di bozze, si badi, ma qualcosa di più, molto di più!

Oggi, lei dipartita, anzi strappata a tutti noi, la Biblioteca Rurale custodisce un piccolo fondo documentale che la riguarda, da me collazionato così come ho fatto per altre personalità della cultura e dell’arte che con la città di Mola di Bari hanno un legame significativo: il musicista Enzo Del Re, la regista Cecilia Mangini[3], il poeta Argo Suglia, il direttore d’orchestra Ottone Pesce, la disegnatrice Giuliana Calvani ad esempio. Personaggi ormai simbolici, patrioti, eroi, guerrieri della cultura che ci salva.

Questo piccolo fondo documentale è un granello rispetto a quanto necessario per ricordare l’incommensurabile significato dell’esistenza di Maria, di cui sono ben consapevole perché il mio rapporto con lei è stato intensissimo e continuo per più di venti anni: insieme – puntando sulla cultura, sul sapere, sul valore della conoscenza – abbiamo cercato di fare del bene alla Puglia, terra di adozione di Maria qui approdata giovane da uno sperduto ma amatissimo paesino della lontana Calabria (Umbriatico), per laurearsi con una tesi sul teatro di Mario Luzi (trasformata in saggio e pubblicata) e per perfezionarsi su Artemisia Gentileschi (anche in questo caso pubblicò un saggio).

La targa posta sulla facciata della Biblioteca Rurale è la promessa di una consuetudine al ricordo, che si ripeterà: nella giornata gioiosa della nascita o in quella terribile della perdita, o in altre occasioni, non importa. Coloro che l’hanno conosciuta e frequentata sapranno sempre quando incontrarsi nuovamente con lei, nel dolce Poggio delle Antiche Ville.

Non la dimenticheremo mai.

 

WALDEMARO MORGESE

 

Foto: 7-10-2012. Maria Abenante nel Centro Servizi dell’Ecomuseo del Poggio delle Antiche Ville in occasione della presentazione di un libro sui giardini.

Altre 60 immagini su Maria Abenante sono nel box a lei dedicato della sezione FOTO GALLERY di questo sito



[1] Dedica di Bruno Tognolini a Maria Abenante, scritta di pugno su una copia del proprio romanzo “Il giardino dei musi eterni”, Salani Editore, Milano 2017.

[2] Aveva anche dato consigli al nuovo proprietario di Villa Gallo, Domenico Pinto, per salvare durante la ristrutturazione le mangiatoie in pietra presenti nella dépendance!

[3] Per la IX Rassegna “Baricentro di cultura in collina” dell’Associazione “Le Antiche Ville” Maria curò con amore la mostra fotografica “Cecilia Mangini maestra dell’immagine” (Castello Angioino di Mola, luglio 2011).

                                                                                                                                                                              

 

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I GUERRIERI CAMBIANO: recensioni

I GUERRIERI CAMBIANO: recensioni - Casina Morgese

Si riportano le recensioni al romanzo di Waldemaro Morgese, "I guerrieri cambiano" (Homo Scrivens Editore, Napoli 2018).

 

Il romanzo. Un viaggio alla ricerca di sé, favorito dalla scrittura. 

IN CERCA DI UN’ALTRA VITA ATTRAVERSO LA LETTERATURA

con «I guerrieri cambiano» di Waldemaro Morgese

Con un’affermazione dello scrittore Bjorn Larsson «Il compito della letteratura è immaginare le possibilità della realtà», si apre il romanzo I guerrieri cambiano (edizioni Homo Scrivens, pagg. 228, euro 15,00) di Waldemaro Morgese, scrittore, saggista, editorialista: un’epigrafe che anticipa in un certo senso il tema stesso del libro, ovvero l’uso della narrativa come desiderio di chi, forse insoddisfatto della propria esistenza reale, anela ad intensificarla o cambiarla o diventare altro da sé o ricercare il tempo perduto, convinto che nell’epico viaggio della vita nessuno è veramente chi crede di essere. Così che, tra vita e letteratura, non ci sarebbe vera distinzione e la scrittura non sarebbe altro che il prolungamento della vita nella morte, nel passato, nel futuro, nei meandri dell’inconoscibile perché fuori dalla nostra capacità di comprensione, o perché non ancora accaduto, ma non per questo meno vero.

I guerrieri cambiano è diviso in due parti: nella prima (Oltreoceano), il protagonista Ugo è uno scrittore italiano di successo, che in un gelido inverno si trova in trasferta a New York per organizzare la rappresentazione teatrale di una sua commedia, ma come uomo è in crisi, desidera una nuova vita, sebbene sia trattenuto dai mille fili che lo avvincono al presente, e lo legano al «peso» del passato; nella seconda parte (Oltreverso), Ugo è un’altra persona, anche se si tratta sempre di Ugo, però non sappiamo se siamo di fronte a due racconti con lo stesso protagonista o ad un unico romanzo frazionato in due parti. Comunque il secondo racconto nasce separatamente, originariamente come romanzo breve a sé stante, che è una sorta di incursione nella letteratura erotica spinta, una narrazione fatta di numerose avventure sperimentate da Ugo all’inseguimento di emozioni forti per sfuggire al tedio esistenziale, per cui da una parte si tratta di proiezioni verso fantasie visionarie di un universo malato, dall’altra di irruzioni in territori animati da relazioni equivoche, addirittura pericolose e oscure, tutte corposamente impastate di tremende pulsioni necrofore; tanto che in queste peregrinazioni, oniriche o reali, il sesso sembra scandalosamente fuso con una sensazione di fine, di morte.

Infatti, non essendo stato capace di cambiare la sua vita, Ugo viene travolto da un vero e proprio «cupio dissolvi», un disagio psichico dovuto non solo a ragioni autobiografiche, ovvero al difficile attraversamento del labirinto della propria coscienza, ma anche a cause esterne, storiche e ambientali, attribuibili al caos dell’epoca in cui viviamo che attanaglia l’uomo contemporaneo, lo smarrisce, lo fa sentire in bilico e in preda al Male, in un mondo pressoché da ultima spiaggia. Anche se, tuttavia, c’è sempre una possibilità di salvezza dal Male grazie al sapere, alla cultura, all’arte, le quali hanno appunto il potere di riscatto nel far ritrovare la pace interiore, o aiutando l’essere umano a convivere con i propri fantasmi. Perché sapere significa anche imparare a conoscere se stessi, come diceva l’oracolo di Delfi, a realizzare se stessi «secondo misura» onde evitare di oltrepassare il limite e procurarsi la propria rovina.

Questa seconda parte del romanzo è anche un esperimento di tipo «salgariano» - come ammette alla fine del libro lo stesso autore nelle pagine dedicate a «La stanza dello scrittore» - nell’inventare cioè descrizioni «geografiche» e «topografiche» di quanto accade nei tre Paesi in cui si svolge la vicenda del protagonista, ossia tra Europa, Usa e Sudamerica.

Per quanto riguarda il titolo, I guerrieri cambiano, esso gioca sull’uso transitivo e intransitivo del verbo cambiare: i guerrieri (cioè gli esseri umani volitivi, capaci di osare, percorrere plaghe sconosciute, diventare in qualche modo eroi «epici» come appunto il protagonista Ugo) possono cambiare tutto ciò che li circonda, ma anche essere cambiati e/o cambiare se stessi, e quindi mostrare la propria precarietà pur nell’approccio «eroico».

[Recensione di Mary Sellani, pubblicata su “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 25 novembre 2018, p. 19].

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23-02-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A FIRENZE

23-02-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A FIRENZE - Casina Morgese

Sabato 23 febbraio 2019 il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano" è stato presentato nella Biblioteca di Villa Bandini a Firenze. Il direttore Peter Genito ha introdotto l'evento, dando successivamente la parola all'Autore e ad Angela Redavid che ha letto alcuni brani e commentato parti del libro. Carattere speciale dell'evento il fatto che è stato un incontro con il gruppo di lettura della Biblioteca, che aveva già letto il testo e discusso al suo interno le problematiche. Si è sviluppata una discussione molto interessante, anche con opinioni diverse da parte del Gruppo ma con grande apprezzamento dell'opera.

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1-2-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A BARI, ARCHEO CLUB

1-2-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A BARI, ARCHEO CLUB - Casina Morgese

Venerdì 1 febbraio 2019 in Bari, presso la sede dell'Archeo Club d'Italia "Italo Rizzi" ONLUS, con inizio alle 18.30, è stato presentato il nuovo romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano". Hanno dialogato con l'Autore Paola Martelli e Angela Redavid. Paola Martelli ha anche letto brani dell'opera, mentre Angela Redavid ha ripercorso fra l'altro la "carriera" creativa dell'Autore a partire dal primo romanzo del 2015, "Città buie".

L'evento è stato promosso da Niny Spinetti Bartolo, segretaria del Club e da Rosalba Magistro, bibliotecaria.

Il folto pubblico presente ha ascoltato con attenzione il colloquio fra l'Autore e le presentatrici e in assoluto silenzio l'eccellente lettura dei brani scelti. Si è sviluppato un vivace dibattito sui vari temi impliciti del romanzo, che ha anche posto in luce momenti di autentica autoriflessione.

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13-12-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A BARI, HOTEL 7 MARI

13-12-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A BARI, HOTEL 7 MARI - Casina Morgese

Il 13 dicembre 2018 a Bari, presso la sala dell'Hotel "7 Mari", si è svolta la presentazione del nuovo romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano", Homo Scrivens editore in Napoli. L'iniziativa è stata patrocinata da InfinitART e Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari.

L'evento è stato introdotto da Fannj Massimeo, direttrice dell'Ecomuseo, che ha rapidamente tratteggiato la figura dell'Autore, citando anche le sue prime prove ad appena 8 anni di età (con il piccolo "romanzo" intitolato "3 anni su Marte"). E' seguita una breve conversazione di Giorgio Cusatelli con l'Autore, inframmezzata da letture del testo da parte di Franco Minervini. Il pubblico presente ha partecipato ponendo domande e svolgendo anche brevi interventi. L'interesse per l'opera è stata segnalata dalla vendita di tutte le copie esposte.

Nella foto: da sinistra a destra, Fannj Massimeo, Giorgio Cusatelli, Waldemaro Morgese, Franco Minervini.

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3-12-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A RUTIGLIANO

3-12-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A  RUTIGLIANO - Casina Morgese

Lunedì 3 dicembre 2018 "I guerrieri cambiano", il nuovo romanzo di Waldemaro Morgese pubblicato da Homo Scrivens di Napoli, è stato presentato a Rutigliano, presso il Magazzino Artigianato Pugliese di Aurelia Leone. Il romanzo è stato introdotto da Carlo Picca, libraio e critico letterario. L'evento ha inaugurato la Rassegna Letteraria "Libri sotto l'albero", promossa da Angela Redavid, il cui calendario prevede altre 3 presentazioni di saggistica, di poesia e di letteratura per ragazzi.

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27-11-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A MOLA DI BARI

27-11-2018: "I GUERRIERI CAMBIANO" PRESENTATO A MOLA DI BARI - Casina Morgese

Martedì 27 novembre 2018, presso la Libreria Culture Club Café di Mola di Bari è stato presentato il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano". L'opera è stata introdotta da Aldo Putignano, Editore Homo Scrivens, che ha dialogato con l'Autore. Presente anche Christian Nirvana Damato, che è intervenuto per spiegare alcuni aspetti relativi alle illustrazioni da lui create per il romanzo. Letture di brani del romanzo sono state fatte dall'attrice Paola Martelli. Il pubblico presente ha seguito con molta attenzione la presentazione.

 

Nell'immagine: W.Morgese e, alla sua destra, Aldo Putignano.

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16-11-2018: W. MORGESE INTERVIENE A MONOPOLI SUL MAB

16-11-2018: W. MORGESE INTERVIENE A MONOPOLI SUL MAB - Casina Morgese

Il 16 novembre 2018 si è svolta presso il Castello “Carlo V” di Monopoli una tavola rotonda sulla integrazione musei-biblioteche-archivi, promossa dalla Biblioteca Comunale “Prospero Rendella” e dall’Associazione culturale “Oltrescuola” di Monopoli. Fra i partecipanti: il prof. Roberto Sublimi, il dott. Waldemaro Morgese, la dott.ssa Valeria Dell’Anna.

Waldemaro Morgese, invitato quale responsabile del gruppo di lavoro MAB della Sezione pugliese dell’AIB, ha svolto una digressione sul tema, partecipando successivamente al dibattito che si è aperto dopo gli interventi degli altri relatori. Ecco la sintesi del suo intervento:

Le pratiche MAB sono oggi sviluppate in Italia un po’ a macchia di leopardo, ad esempio in Lombardia; trovano una vena feconda nella Regione Marche, ove da alcuni anni si svolge anche il “Gran Tour Cultura” che riguarda archivi, biblioteche e musei e che nell’ultima edizione ha coinvolto 60 comuni. Da vari anni è stato creato un coordinamento nazionale MAB fra AIB, ANAI, ICOM e sono sorti coordinamenti regionali in varie regioni fra cui anche la Puglia. In varie regioni vi sono iniziative in corso e nel 2019 la Sezione Puglia dell’AIB terrà un dibattito sul tema in occasione della giornata mondiale sul libro e il diritto d’autore promossa dall’UNESCO.

E’ chiaro che l’integrazione MAB sarà tanto più facile e utile quanto più si svilupperà una consapevolezza aggiornata del ruolo della biblioteca.

Potremmo individuare per la biblioteca, sulla scorta di quanto dibattuto finora in Italia e all’estero, almeno tre funzioni o ruoli:

-          Spazio sociale

-          Presidio di accesso alla conoscenza (al sapere)

-          Agenzia dell’identità.

Il primo ruolo è stato enfatizzato negli scorsi anni (penso ad esempio all’idea della biblioteca come “piazza del sapere”, in cui però l’enfasi era posta sulla piazza, cioè sulla biblioteca come luogo di partecipazione e di incontro), allorché era fondato recuperare una misura “aperta” della biblioteca, troppo ingessata fino ad allora a somiglianza di uno spazio austero e quasi impenetrabile.

Tuttavia oggi, al volgere del primo ventennio del XXI secolo, gli spazi per socializzare e partecipare in libertà sono alquanto cresciuti e, pur dovendo ogni biblioteca essere pur sempre una “piazza” cioè un luogo di incontro libero e partecipato, sembra necessario enfatizzare un concetto di piazza in cui si svolgano principalmente processi di apprendimento e di acculturazione intesi in senso largo: perché proprio questi spazi del sapere, infatti, sono oggi in continua regressione, a causa di vari fattori fra cui non sono estranei gli effetti negativi dell’uso dei social da parte delle giovani e giovanissime generazioni.[1] Quindi la biblioteca deve essere anzitutto presidio di accesso al sapere e in più – aggiungo - conservare in modo deciso la vocazione allo sceveramento dell’identità, intesa però in accezione dinamica e giammai statica o regressiva.[2]

Si tratta di nodi che non possono essere più ignorati e che consentono, se non li ignoriamo, di evitare i fraintendimenti connessi oggi al concetto di “piazza”. Peraltro Joseph E. Stiglitz e Bruce C. Greenwald hanno segnalato di recente come gli innalzamenti degli standard di vita si debbano in buona parte al progresso tecnologico e all’apprendimento e che difficilmente si ha progresso tecnologico senza apprendimento: per cui la conoscenza (il sapere) è oggi l’input più importante per lo stesso sviluppo welfaristico.[3]

Riguardo alla città di Monopoli, anche in questo contesto territoriale bisognerebbe oggi promuovere reti piuttosto che piazze, naturalmente reti dell’acculturazione, cioè del sapere, per di più saldamente ancorate all’identità dei luoghi e della storia come utile viatico per capire meglio cosa ci riservi il futuro.

 

 



[1] Oltre a questioni come la transizione all’economia 4.0 (il World Economic Forum ha calcolato che la transizione digitale costringerà il 55% degli addetti ad aggiornarsi e provocherà un forte aumento di ore di lavoro da parte delle macchine, vale a dire i robot), la crisi del libro e della lettura, la dispersione scolastica crescente specie nel Sud: non solo quella intesa in senso tradizionale, ma anche quella successiva all’obbligo: il rapporto Openpolis 2018 segnala che in Italia 14 giovani su 100 non proseguono gli studi dopo l’obbligo.

[2] Il concetto di piazza fu sintetizzato, come noto, da A. Agnoli in Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza, Roma-Bari 2009. L’elaborazione del concetto di “ecobiblioteca” intende rispondere all’esigenza di un presidio (ecobiblioteca) e di operatori (ecobibliotecari) che enfatizzino in un rapporto empatico l’òikos, cioè la propria “casa”, vale a dire il proprio territorio di azione.  Cfr., fra gli altri scritti, W. Morgese, La biblioteconomia allo snodo del XXI secolo, in Atti del 59° Congresso Nazionale dell’AIB, Roma 2016, ebook (www.aib.it).  Ed anche: P. Cavaleri, Bibliotecari e biblioteche. Coltivare la mente allo snodo del XXI° secolo, su “Biblioteche Oggi” n. 35 del 2017.

[3] Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso sociale, Einaudi, Torino 2018.

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"ROSSO MELOGRANO" DI GIULIA POLI DISANTO

"ROSSO MELOGRANO" DI GIULIA POLI DISANTO - Casina Morgese

"Rosso Melograno",  il nuovo romanzo di Giulia Poli Disanto, è stato presentato a Mola di Bari, il 6 giugno 2018 presso Casina Morgese, nell'ambito della rassegna "Baricentro di cultura in collina" - XVI edizione - promossa dall'Associazione Onlus "Le Antiche Ville" e dall'Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari, con InfinitART.

Waldemaro Morgese, presentatore del romanzo nell'occasione, ha scritto su di esso una breve recensione che si riporta di seguito.

Giulia Poli Disanto con Rosso Melograno (Il Grillo Editore, 2018, pagg. 216) dedica il suo romanzo a tutti coloro che “sono alla ricerca di una Patria e che decidono di cambiare la propria vita”. Manifesta questo suo sentiment, ricco di patos e volitivo, attraverso la storia di un profugo curdo, il piccolo (bicuk) Serush, appartenente ad una famiglia di “audaci” per carattere: “perché sognava la conquista di un Paese unico, dove mettere radici”, una regione “che potesse essere riconosciuta anche come Stato e che fosse in grado di eliminare le tante disuguaglianze sociali, come pure i matrimoni delle fanciulle, o lo scambio di donne tra famiglie”. Ma questo sfondo geopolitico (un popolo senza patria di oltre 20 milioni di persone divisi fra 5 Paesi), pur presente nel romanzo, resta – appunto – sullo sfondo, mentre emerge prepotente e a suo modo meravigliosa la figura dell’audace ragazzo – novello Ulisse - che trasmigra fra Kurdistan, Iraq, Siria, Italia e di nuovo Iraq in un susseguirsi di vicende avventurose, in alcuni casi drammatiche, sempre avvincenti.

E’ curioso che il romanzo di Giulia Poli Disanto sia stato pubblicato nello stesso anno in cui un ormai prolifico nume tutelare della letteratura curda della diaspora, Bachtryal Alì, ha pubblicato in traduzione italiana (edizioni Chiarelettere) e presentato al milanese Tempo di libri il suo L’ultimo melograno, già scritto in dialetto curdo “sorani” nel 2002. Nel romanzo di Bachtryal Alì il protagonista si chiama Muzafari Sublidan ed è anch’egli un audace figlio del Kurdistan.

La struttura del romanzo di Giulia è accattivante (39 brevi capitoli) e consente di superare agevolmente l’impegno che comporta la lettura di un’opera abbastanza ponderosa, densa perché ricca di riferimenti e di vicende. A questo proposito, l’Autrice ha di certo superato brillantemente una prova per così dire “salgariana”: perché il suo districarsi fra i luoghi del Kurdistan, dell’Iraq e della Siria (da lei non conosciuti direttamente, come per sua stessa ammissione), compresi gli usi e costumi e la gastronomia, è sul serio ammirevole! Questo topos è tipico di quanti anelano a percorrere plaghe nuove, della geografia ma anche del pensiero e la tecnica “salgariana” rappresenta una chiave di soluzione sovente praticata: in questo caso, ripeto, in modo perfettamente riuscito.

Il melograno è per i curdi (ma in generale per molti popoli) simbolo di fecondità e libertà, solidarietà e amore ardente: sovrasta tutto il romanzo, i cui squarci caratterizzati da simbolismi sono più di uno, insieme agli echi letterari – consapevoli o meno – che potremmo far risalire all’omeriana Odissea, a Dostojevski, a Garcia Marquez e alle Mille e una notte (citato esplicitamente perché acquistato da Layla, un personaggio del romanzo, in un suk del suo villaggio).

Il fulcro tematico del romanzo, che ne fa un’opera di spessore, è racchiuso in una dicotomia lacerante: lotta armata o cultura e pace? Questo dilemma è rappresentato solarmente dall’Autrice, messo in bocca a Goran il poeta, apparentemente lo zio di Serush, di cui il nostro protagonista segue le orme: “Sai, Serush, avevo vent’anni e tanta voglia di cambiare il mondo, quando nel 1978 incominciarono i primi dissidi con l’Itar. Allora, feci la scelta più importante della mia vita. Scelsi di continuare gli studi invece di entrare nella lotta armata o di portare al pascolo le bestie come faceva mio fratello Rêzan. Ero convinto, e lo sono ancora, che solo attraverso la cultura e la pace i popoli possono crescere e imparare ad amarsi”. E’ questo passo (pag. 93), il cui nocciolo tematico è ripreso a pag. 171, il nucleo “duro” del romanzo: una opzione neoilluministica forte e chiara. Il che non significa per l’Autrice svalutare la lotta dei curdi, tutt’altro, ma arricchirla di possibilità, inserirla in un più vasto orizzonte.

Rosso Melograno è un nuovo riuscito esempio di quella che è stata definita (da Armando Gnisci) la “letteratura della migrazione”, o “letteratura migrante”, che si suole datare, in Italia, a partire dall’assassinio di Jerry Essan a Villa Literno nell’agosto 1989 (prima di questa data forse l’unico esempio è stato il Pasolini cantore delle borgate romane, popolate di personaggi stranieri, a cui Claudio Giovannesi si è ispirato per il suo film Alì ha gli occhi azzurri del 2012). Letteratura oggi ormai ricca di testimonianze, non solo di autori stranieri che hanno pubblicato prima con l’ausilio di traduttori poi direttamente in lingua italiana, ma anche di autori italiani. Citerei Alì Elisani, Khaled Hosseini, Mohsin Hamid, Alberto Pellai, Maria Bellu, Igiaba Scego, Domenico Quirico, Fabio Geda, Pap Khouma, Ruggero Pegna, Irena Bregna, Giuseppe Catozzella e altri: un genere attraverso cui si produce un interessante scontro/incontro fra culture e che oggi sembra particolarmente attuale.

 

 

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Casina Morgese

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