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28-9-2019: STATI GENERALI DELLA CULTURA A CASERTA

28-9-2019: STATI GENERALI DELLA CULTURA A CASERTA - Casina Morgese

Waldemaro Morgese è intervenuto quale relatore ad una giornata di dibattito pubblico svoltasi nell’ambito degli Stati Generali per la cultura in terra di lavoro, sabato 28 settembre 2019 a Caserta.

Morgese ha posto in rilievo come la situazione delle istituzioni della conoscenza (knowledge) sia difficilissima e oggi oltremodo precaria: a mero titolo esemplificativo le statistiche stimano nell’appena il 15% i cittadini frequentanti le biblioteche in Italia, una percentuale peggiore perfino di quella dei lettori di almeno un libro all’anno e che è destinata – se non intervengono veri correttivi – a scendere ancora di più nei prossimi anni, perché il futuro è nemico non amico delle biblioteche a motivo dello sviluppo della realtà aumentata, dell’IA, della robotica intelligente e del passaggio della specie umana a quella di cyborg. Si aggiunga che si tratta di una cifra media, in quanto nel Sud la situazione è ancora peggiore.

Le eccellenze, che pure vi sono, purtroppo non fanno tendenza e comunque sono una goccia nel mare: se non lo si riconosce, vuol dire che ci si attarda in un approccio ingenuo, autoreferenziale e consolatorio, che a nulla serve per cambiare la situazione negativa (quando non diventa nei fatti autolesionista e dannoso).

Per affrontare tutto ciò occorre un mutamento radicale delle opzioni strategiche (quelle che si formulano a 15, 30 anni) e una riflessione approfondita sulle mission delle varie istituzioni della conoscenza.

Riguardo alle strategie, bisognerebbe cominciare a ragionare (e ad imporre alla politica) una visione dell’azione sulle istituzioni della conoscenza fondata sulla integrazione diffusa: bisognerebbe creare cioè anzitutto la macrofiliera CIF: cultura, istruzione, formazione (Long Life Learning). Bisognerebbe reclamare per la macrofiliera CIF un’unica fondamentale opzione strategica: la nutrizione della mente, perché agire sul fattore umano costituisce l’azione più efficace per l’avanzamento di ogni altro aspetto. La politica ha risposto all’esigenza di creare filiere integrando cultura e turismo: circostanza perniciosa e devastante, in quanto ha sottoposto la cultura al business turistico, degradandola ad ancella o fattore servente. Bisogna invertire tutto ciò, ponendovi fine. Determinati settori degli operatori della conoscenza hanno dimostrato consapevolezza dell’importanza, oggi, di creare microfiliere, concependo il MAB ad esempio (musei-archivi-biblioteche), ma il progetto è rimasto tuttora ad una fase embrionale, salvo riproporlo stancamente ogni tre-quattro anni, perché al suo compiuto sviluppo ostano le “gelosie” di ruolo, gli approcci autoreferenziali e gli orgogli storici.

Riguardo alla mission di ciascuna istituzione della conoscenza il discorso da fare è vasto: coinvolge gli istituti della scuola, dell’università, della formazione permanente, della microfiliera MAB, gli altri istituti della cultura come accademie di belle arti, conservatori di musica, etc. Mi soffermo perciò solo sulla microfiliera MAB, più vicina agli interessi di questi “stati generali”, non senza sottolineare che la base di partenza di ogni discorso innovativo in fatto di mission non può non essere – anche per l’alta formazione – l’approccio “eco”, intendendo per “eco” il termine greco òikos (casa). Cioè la necessità che la produzione ed elaborazione della conoscenza e l’uso che se deve fare parta necessariamente da una consonanza con il proprio territorio, al fine di garantire la perspicuità e giustificazione ad esistere di qualsivoglia attività degli istituti: per le biblioteche personalmente ho elaborato da tempo il concetto di “ecobiblioteca”, ma il discorso è molto più ampio.

Occorre oggi un “fine tuning” delle mission dei vari istituti MAB ponendoli in consonanza con la società in evoluzione. Per indicare questo “fine tuning” fra la società in tumultuosa e rapidissima evoluzione e gli istituti MAB si suole utilizzare il termine “paradigma”, ricorrendo evidentemente alla speculazione del filosofo della scienza Thomas Samuel Kuhn, che di paradigmi ha scritto compiutamente nella sua opera The Structure of Scientific Revolutions.

I cambi di paradigma contrastano il pensiero “mainstream”, quello che si è affermato nel corso del tempo ed è dominante: lo sostituiscono o più frequentemente lo affiancano, a guisa di stratificazioni successive, talché gli “strati” precedenti non perdono la loro giustificazione ad esistere pur se cronologicamente scavalcati ma divengono più “obsoleti” proprio perché è sorto un nuovo paradigma.

In campo museale un paradigma innovativo, ad esempio, vari decenni fa è stata la “nouvelle muséologie” implementata da Hugues de Varine e da Georges-Henri Rivière, con la concettualizzazione dell’ecomuseo. Anche nel campo bibliotecario sono stati individuati vari paradigmi dagli studiosi di biblioteconomia ed oggi si discute su quale possa essere il più efficace ed anzi se ne possa esistere uno nuovo dopo la sequenza dei paradigmi “documentale”, “manageriale” e “sociale”.

Nell’epoca successiva all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta il 25 settembre 2015 dai 193 Paesi membri dell’ONU, ha un senso indagare su un nuovo paradigma in campo culturale? Se sì, ha anche un senso riposizionare sul piano operativo (delle mission) la filiera MAB?

Di certo se va concepito un nuovo paradigma per le biblioteche, esso deve avere a che fare con l’esigenza che le biblioteche non abbiano come mission fondamentale solo quella di “interpretare” o “documentare” la realtà, bensì quella di migliorarla o addirittura cambiarla utilizzando gli strumenti del “knowledge” (che dovrebbero agire soprattutto, come già precisato, per nutrire la mente): le esigenze dell’òikos “congiurano” in questa direzione, fino a profilare una figura di bibliotecario per nulla neutro o “indifferente” ma impegnato nella modificazione degli aspetti negativi o perniciosi della propria società. Tutto ciò è molto evidente in campo ecologico e ambientale, ma vi sono anche molte altre problematiche, prime fra tutte quelle che ci portano ad intervenire per ridurre le diseguaglianze sociali, la povertà, l’abbandono delle identità a fronte dei processi di globalizzazione, eccetera.

Questo mio intervento è per forza di cose una sorta di “sommario”, perché molti temi implicati nel ragionamento generale che ho fatto sono da sviluppare (su alcuni ho anche scritto in varie sedi) ma spero di aver dato il senso delle convinzioni che ho maturato dopo decenni di impegno nel campo del knowledge.

 

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25-08-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A BISCEGLIE

25-08-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A BISCEGLIE - Casina Morgese

Domenica 25 agosto 2019, alle ore 20.50, il romanzo di W. Morgese "I guerrieri cambiano" è stato presentato presso il Porto di Bisceglie, in una location suggestiva, nell'ambito della rassegna "Libri nel borgo antico", decima edizione. Alla presenza di un folto pubblico e introdotto dall'organizzazione, il romanzo è stato illustrato dall'attrice e regista teatrale Paola Martelli, che ha anche letto alcuni brani. L'Autore ha risposto alle domande e si è dilungato su alcuni aspetti del romanzo, specie in relazione ai rapporti fra realtà e finzione.

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25-7-2019: INTERVISTA A W.MORGESE SULLA BIBLIOTECA

25-7-2019: INTERVISTA A W.MORGESE SULLA BIBLIOTECA - Casina Morgese

Il 25 luglio 2019 il magazine online MOLALIBERA (www.molalibera.it) ha pubblicato una intervista a Waldemaro Morgese, che può essere letta al link https://www.molalibera.it/2019/07/25/intervista-a-waldemaro-morgese-la-biblioteca-comunale-e-una-cosa-morta-va-rifondata/ ed anche nel file PDF in allegato al presente post.

W. Morgese sostiene, in risposta alle domande di natura generale postegli dall'intervistatore (il direttore del magazine Andrea Laterza), che oggi in presenza di una situazione difficile della società globale le biblioteche devono svolgere sempre più e meglio un ruolo di autentiche istituzioni culturali autonome, dotate di una visione che le ponga in sintonia con l'oikos, la propria casa, cioè il proprio territorio di riferimento, al fine di migliorarlo. A ciò corrisponde la teorizzazione della "ecobiblioteca", evoluzione della biblioteca "verde" specializzata in questioni dell'ambiente. L'ecobiblioteca va oltre sia alla tradizionale biblioteca "deposito di libri" (ipotesi peggiore), sia alla più evoluta biblioteca intesa come agenzia di servizi, anche complessi e sofisticati (ipotesi migliore). Insomma, secondo W. Morgese, siamo di fronte alla nascita di un nuovo paradigma biblioteconomico.

Immagine: Waldemaro Morgese.

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11-6-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" IN LIBRERIA LATERZA A BARI

11-6-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" IN LIBRERIA LATERZA A BARI - Casina Morgese

Martedì 11 giugno 2019, presso la Libreria Laterza in Bari, si è svolta la presentazione del romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano" (Homo Scrivens editore in Napoli, 2018). 

Insieme all'Autore Maria Laterza, Daniele Maria Pegorari, professore di letteratura italiana moderna e contemporanea nell'Università di Bari "Aldo Moro", l'attrice Paola Martelli che ha letto brani delll'opera. Vivace è stata la partecipazione del pubblico che si è lasciato coinvolgere in un dibattito che ha riguardato i temi cardine del libro.

Secondo il presentatore Daniele Maria Pegorari, innanzitutto quello dello sdrucciolevole confine fra autobiografismo e finzione narrativa; ma, più che alter ego di Morgese, il protagonista del romanzo, lo scrittore di mezza età Ugo De Mitris, è la proiezione di un’intera generazione cresciuta all’insegna di grandi utopie di trasformazione del mondo e poi costretta a fare i conti con una realtà che ha spento quei sogni che ora rischiano di apparire solo dei «sentimentalismi». Così Ugo scivola in una catabasi infernale di cinismo, venalità e violenza, intravedendo però nel finale – e grazie alla provvida scoperta di un libro di Paulo Coelho – una speranza di riscatto morale e di ritorno a un più responsabile contatto con la realtà.

 Da sinistra a destra: Paola Martelli, Waldemaro Morgese, Daniele M. Pegorari.

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12-4-2019: BARI, NASCE LA BIBLIOTECA DEL POPOLO "MARIA A. ABENANTE"

12-4-2019: BARI, NASCE LA BIBLIOTECA DEL POPOLO "MARIA A. ABENANTE" - Casina Morgese

Venerdì 12 aprile 2019 presso la "Casa del Popolo" sita in via Celentano 76 a Bari è stata inaugurata la Biblioteca del popolo "Maria Antonietta Abenante", nata spontaneamente per iniziativa dei cittadini e intitolata appunto alla cara bibliotecaria e intellettuale empatica morta per una terribile malattia il 28 febbraio all'età di 50 anni non ancora compiuti. Alla presenza dei parenti e con una foltissima partecipazione di pubblico Waldemaro Morgese e Angelo Amoroso d'Aragona (cineasta documentarista e regista, per vari anni responsabile della Mediateca Regionale Pugliese), introdotti da Alessandro Cobianchi, hanno discusso di biblioteche; Waldemaro Morgese ha inoltre rievocato la figura di Maria.

In particolare W. Morgese ha espresso alcune idee non propriamente 'mainstream' su cosa sia una biblioteca. Riprendendo analisi svolte da studiosi di biblioteconomia durante la recente convention dei bibliotecari italiani a Milano (Palazzo delle Stelline, 14-15 marzo 2019), con cui ha dichiarato di concordare pienamente, W. Morgese ha delineato alcuni capisaldi di una moderna biblioteca, immersa nella contemporaneità del XXI secolo. Idee già da lui espresse in varie occasioni e consegnate a pubblicazioni, da ultimo ad uno scritto sulle "ecobiblioteche" ospitato nel recente "Rapporto sulle biblioteche italiane 2015-2017" curato per l'AIB da Vittorio Ponzani.

La prima tesi sostenuta, in consonanza con quanto argomentato da Jeffrey T. Schnapp (Faculty director metaLAB nell'Harvard University), ha riguardato il fatto che una biblioteca non si è caratterizzata come tale nei secoli in base alle "scaffalature di libri" (per così dire) che ospita, bensì in base alle relazioni che è capace di attivare. Citando Schnapp: "Le biblioteche sono sempre state luoghi di connessioni più che di collezioni; luoghi di incontri e azioni attraverso i media; alveari di attività dove ciò che è vivo sta insieme a ciò che è morto, oltre che naturalmente insieme a ciò che è vivo; insomma luoghi dove questa condivisione è generativa in quanto capace di preservare forme di conoscenza ereditate mentre ne produce di nuove". La caratterizzazione basata sulle "collezioni", ha precisato W.Morgese, è un portato storico e perciò transeunte, dovuto in modo particolare all'era industrialista, in ispecie al forte sviluppo dell'industria editoriale nell'Ottocento e nel Novecento.

La seconda tesi sostenuta è in consonanza con un intervento svolto anch'esso alle Stelline da Alberto Salarelli, docente di biblioteconomia nell'Università degli studi di Parma. W. Morgese aderendo ad una impostazione "neoistituzionalista" (implicita nella sua teorizzazione dell'ecobiblioteca come una struttura che si occupa della propria "casa", cioè del proprio territorio), ha valorizzato la precisazione enunciata da Salarelli secondo cui esiste una "politica per le biblioteche" ma anche una "politica delle biblioteche". A causa di una certa deriva "autoreferenziale" che tuttavia non riguarda affatto tutti i bibliotecari, si suole focalizzare l'attenzione sulle politiche "per le biblioteche" piuttosto che su quelle "delle biblioteche": le politiche per le biblioteche riguardano gli interventi che i poteri pubblici decidono di applicare (con i relativi finanziamenti) per i sistemi bibliotecari, mentre le politiche "delle biblioteche" sono le modalità, gli obiettivi strategici e di medio e breve periodo che il manangement di una biblioteca elabora consapevolmente per intervenire a modificare in meglio i parametri del territorio su cui agisce, vale a dire sono le politiche che le biblioteche pongono in atto per migliorare la vita delle persone che abitano nella propria "casa". Queste politiche "delle" biblioteche non sono da confondere con l'erogazione dei servizi bibliotecari, altrimenti - ha sostenuto W. Morgese - equipareremmo una biblioteca ad una semplice agenzia di servizi, mentre invece una biblioteca deve essere considerata come una vera e propria "istituzione", specifica nel campo della cultura e dell'azione educativa. Se la biblioteca oggi non gode di grande appeal o considerazione anche da parte del sistema politico, ciò dipende in buona parte dalla sottovalutazione (in primo luogo da parte degli stessi bibliotecari) dell'essere la biblioteca una "istituzione".

Combinando le due tesi si può avere una chiara prospettazione di cosa debba essere oggi una biblioteca, ha sostenuto W. Morgese: una vera e propria istituzione che attiva, attraverso la molteplice interconnessione con i soggetti del territorio, "politiche" che siano in grado di intervenire sulle grandi questioni del XXI secolo: diseguaglianze di vario tipo, globalizzazione, migrazioni, robotizzazione crescente (e crescente "cyborgizzazione"), imprinting geopolitici, eccetera. Ciò la biblioteca lo fa e deve continuare a farlo con i suoi strumenti propri, definiti dal più o meno ampio e più o meno innovativo arco di servizi che è in grado di erogare.

Le biblioteche, insomma (e con esse i bibliotecari), non possono oggi solo "descrivere" o "memorizzare" la realtà, ma sono chiamate a contribuire a cambiarla per migliorarla: scopo non neutrale dunque, ma indispensabile se si vuole che le biblioteche (e i bibliotecari) continuino ad avere un futuro utile nel nostro secolo. Ciò significa anche procedere ad una destrutturazione radicale della "professione" del bibliotecario, al fine di ristrutturarla sulla base della riconduzione della professione e della biblioteca alla loro configurazione più congeniale.

W. Morgese ha chiarito che tutto ciò non significa affatto - secondo una interpretazione banale di tali approcci innovativi -  "meno libri in biblioteca", anzi; non significa neppure "meno servizi", anzi. Significa però che la nuova intelaiatura paradigmatica dei sistemi bibliotecari non può più fondarsi, in modo sostanzialmente immobile e acritico, sui vetusti modelli otto-novecenteschi. 

Esprimendo un ricordo di Maria Abenante, W. Morgese ha parlato della sua perdita come di una vera e propria tragedia per la Puglia e per il Sud, dato che il destino ha troncato una vita, anzi una preziosa risorsa umana formatasi in lunghi e laboriosi anni che proprio ora si apprestava ad esprimere la sua piena maturità. Si è trattato anche di una cocente sconfitta della scienza, risultata impotente. W. Morgese ha definito Maria una "eroina della cultura che educa", amante "di tutti i media che possono mettere in connessione il sapere umano, l'atto della conoscenza con le persone in carne ed ossa", sottolineando così la sua caratura di vera intellettuale empatica con interessi molteplici nel campo della letteratura, musica, teatro e cinema e non solo delle biblioteche, per le quali tuttavia ha lavorato con indefessa abnegazione e grande professionalità a cominciare dalla Teca del Mediterraneo, dall'AIB e dalle biblioteche operanti in ambito ospedaliero.

Successivamente fra la commozione di tutti è stata scoperta (dalle giovanissime nipoti) una targa intestata a Maria A. Abenante, in cui è raffigurato un arcobaleno.

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30-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A FLUMERI

30-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A FLUMERI - Casina Morgese

Il 30 marzo 2019, alle ore 17.30, il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano" (Homo Scrivens Editore) è stato presentato a Flùmeri (AV), nell'ambito del "Festival 3H" promosso dall'Editore Delta3. La location della presentazione è stata l'imponente Dogana degli Aragonesi, interamente restaurata. L'evento è stato co-promosso da InfinitArt, dal Rotary Distretto 2100, dall'Associazione Vizio di leggere, da Gràphein-Associazione di poeti e scrittori irpini, nonché altri organismi. Insieme alla presentazione sono stati esposti 10 dei disegno creati da Christian Nirvana Damato per illustrare il libro. Hanno partecipato l'Autore, Angela Redavid, Paola Martelli, Chiara Lo Conte. L'assessore alla cultura di Flùmeri Angela Masucci ha recato il saluto dell'Amministrazione.

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30-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" AD ARIANO IRPINO

30-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" AD ARIANO IRPINO - Casina Morgese

Il 30 marzo 2019, alle 10.00, il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano" (Homo Scrivens Editore) è stato presentato agli studenti di due classi del Liceo Classico "Pietro Parzanese" di Ariano Irpino (AV). 

La trama del romanzo è stata illustrata da Angela Redavid e raccontata con le letture di Paola Martelli. Presente la Vicepreside del Liceo e alcuni docenti, oltre alla prof.ssa Moccia responsabile dell'Associazione "Vizio di leggere" che ha promosso l'evento insieme all'Associazione "InfinitArt". Gli studenti hanno ascoltato con attenzione e interloquito con l'Autore, a cui hanno posto alcune domande soprattutto sulla corrispondenza fra trama e biografia dell'autore. 

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26-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A MONOPOLI

26-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A MONOPOLI - Casina Morgese

Il 26 marzo 2019 nella Libreria Minopolis di Monopoli (BA), si è svolta una presentazione del romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano". Ha presentato l'opera il poeta Lino Angiuli, mentre alcune letture sono state offerte al pubblico presente dalla giovane Federica Fiume e da Angela Redavid. Gli onori di casa sonom stati fatti dalla titolare della libreria. 

Lino Angiuli ha svolto una minuziosa analisi del romanzo, interloquendo con l'Autore e anche con il pubblico presente, che si è mostrato molto interessato e ha dato vita ad un dibattito sui temi del futuro, dell'onirico, del significato da dare alla parola "guerriero". Per Angiuli il romanzo si basa su due avverbi: "oltre" e "forse"; ha azzardato una sua lettura, secondo cui se si vuole la luce bisogna accogliere l'ombra, piuttosto che guerreggiare con i propri mostri: se impariamo ad accoglierli, allora possiamo vincere e avvicinarci all'armonia.

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23-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A NAPOLI

23-3-2019: "I GUERRIERI CAMBIANO" A NAPOLI - Casina Morgese

Sabato 23 marzo 2019, nella Libreria Raffaello al Vomero, in Napoli, è stato presentato il romanzo di Waldemaro Morgese "I guerrieri cambiano". Hanno partecipato alla presentazione l'Autore, l'attrice Paola Martelli, l'editore di "Homo Scrivens" Aldo Putignano e Chiara Tortorelli, creativa pubblicitaria ed editor, oltre che scrittrice.

Putignano ha introdotto la presentazione formulando qualche domanda all'Autore, mentre la Tortorelli si è dilungata in una brillante analisi del romanzo, sottolineando in modo particolare la sua dimensione onirica. Paola Martelli ha letto numerosi brani riscuotendo l'ammirazione del numeroso pubblico presente.

 

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MARIA ANTONIETTA ABENANTE E IL POGGIO DELLE ANTICHE VILLE

Il saluto di M. Abenante, Workshop Teca 13-4-2018
MARIA ANTONIETTA ABENANTE E IL POGGIO DELLE ANTICHE VILLE - Casina Morgese

 

 

«A Maria, che porta baci fra i mondi,

e alcuni li tiene per sè»[1]

 

Maria Antonietta Abenante (Umbriatico, 13-4-1969; Roma, 28-2-2019) è stata una bibliotecaria professionista, dotata di notevoli virtù empatiche. Si è laureata in Lettere moderne nell’Università degli studi di Bari.  Ha conseguito tre perfezionamenti post-laurea. Ha pubblicato su Mario Luzi, Artemisia Gentileschi ed Elsa Morante. Cofondatrice nel 1998 della cooperativa di servizi culturali “Ninive” di cui è stata vicepresidente. Membro dell’Associazione Italiana Biblioteche dal 1998. Dal 1998 bibliotecaria in rapporto di outsourcing presso Teca del Mediterraneo, Biblioteca multimediale e centro di documentazione del Consiglio Regionale della Puglia. Cofondatrice della rivista “Incroci” e segretaria di redazione dal 1999 al 2009. Socia fondatrice dell’Associazione “Attraverso lo spettacolo” nel 2005. Componente degli organi esecutivi regionali dell’AIB dal 2003 e di quelli nazionali dal 2011 al 2016 (dal 2014 vicepresidente nazionale). Dal 2016 presidente dell’AIB Puglia. Dal 2014 componente del comitato di redazione della collana editoriale “Percorsi di Teca”. Ha collaborato per vari anni con l’Associazione ONLUS “Le Antiche Ville”, con l’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari e con l’Associazione di volontariato “Libri su misura” in ambiente ospedaliero (presso la Biblioteca “Quattro stagioni” nel Policlinico di Bari). Ha curato i “Workshop di Teca” dal 1998 al 2018. Ha svolto ruoli di responsabilità gestionale in progetti internazionali di contenuto biblioteconomico. Ha coordinato presso Teca del Mediterraneo il progetto “Apulia-Polo bibliodocumentale dell’identità regionale”. È autrice di numerosi scritti e curatele. È stata membro di comitati scientifici, di comitati promotori e componente di giurie di premi, nonché relatrice in vari convegni e seminari.

 

Sulla facciata della Biblioteca Rurale “Il Poggio”, nel Poggio delle Antiche Ville a Mola di Bari sul primo gradone collinare delle Murge, a pochi metri dall’ottocentesca Casina Morgese, si legge ora questa targa, da me voluta:

MARIA ANTONIETTA ABENANTE

Intellettuale solare, bibliotecaria

Umbriatico, 13 aprile 1969

Roma, 28 febbraio 2019

Maria Abenante conosceva bene la Biblioteca Rurale, inaugurata il 18 settembre 2011 (vi portò anche il saluto dell’Associazione Italiana Biblioteche) con la partecipazione di moltissime persone: per ascoltare in una tiepida serata sotto le stelle uno splendido concerto organizzato dalla pianista e docente di Conservatorio Angela Annese, sua grande amica. In quella occasione si esibì il coro a 20 voci Antiphonìa e Angela suonò fascinosamente il tamburo marino, tra lo stupore rapito degli astanti. Nella stessa occasione il collezionista Carmelo Calò Carducci mise in mostra per i fortunati partecipanti le 11 edizioni originali del romanzo futurista di Aldo Palazzeschi Il codice di Perelà, pubblicato esattamente un secolo prima. E in quella stessa occasione la direttrice dell’Ecomuseo del Poggio, Fannj Massimeo, regalò ai presenti ricordini significativi realizzati con le sue mani laboriose.

Maria con Angela, Fannj, Carmelo e Waldemaro: legati in totale purezza nel nome della cultura!

Maria apprezzava della Biblioteca Rurale alcuni fondi preziosi, nel campo del teatro e dello spettacolo, della letteratura ed anche alcuni carteggi di microstoria e carte autografe lì custoditi.

Nel Poggio Maria aveva soggiornato spesso per lunghi anni, prima che si presentasse la terribile malattia: partecipe anche delle tante iniziative dell’Ecomuseo, innamorata di quella natura splendente con il sole, malinconica ma avvolgente in inverno e in autunno.[2]

Numerose volte il suo rifugio era stato la mia “casina” ottocentesca ove spesso lavorava al PC e a me, in segno d’affetto, aveva regalato un magnifico copritavolo composto tutto ad uncinetto con le sue mani e un meraviglioso copriletto broccato.

Aveva perfino curato, insieme alla direttrice dell’Ecomuseo, uno dei libri che raccolgono gli elaborati delle centinaia di giovanissimi partecipanti al concorso di scrittura creativa indetto dall’Associazione “Le Antiche Ville”. L’epigrafe sul suo contributo, ospitato nel libro, richiamava Cicerone: «La memoria è tesoro e custode di tutte le cose» e vi si possono leggere considerazioni acute fra cui: «il museo tradizionale si occupa in genere di una “collezione”, per forza di cose statica e quasi addirittura protetta in una teca, mentre l’ecomuseo ha come proprio teatro di attività un vasto patrimonio materiale e immateriale insito nel territorio».  Ora questo concorso è stato a lei intestato e la giuria dell’edizione odierna, la XV, è simbolicamente da lei presieduta.

Insieme a me si era anche occupata per l’Associazione e l’Ecomuseo di un volume di 250 pagine (Conosci il tuo paese, 2) ricco di una ricerca degli studenti, di schede biografiche e di esempi virtuosi, ricevendo il ringraziamento “per il lavoro minuto e sistematico svolto attraverso il controllo di tutti i testi”: non una semplice correzione di bozze, si badi, ma qualcosa di più, molto di più!

Oggi, lei dipartita, anzi strappata a tutti noi, la Biblioteca Rurale custodisce un piccolo fondo documentale che la riguarda, da me collazionato così come ho fatto per altre personalità della cultura e dell’arte che con la città di Mola di Bari hanno un legame significativo: il musicista Enzo Del Re, la regista Cecilia Mangini[3], il poeta Argo Suglia, il direttore d’orchestra Ottone Pesce, la disegnatrice Giuliana Calvani ad esempio. Personaggi ormai simbolici, patrioti, eroi, guerrieri della cultura che ci salva.

Questo piccolo fondo documentale è un granello rispetto a quanto necessario per ricordare l’incommensurabile significato dell’esistenza di Maria, di cui sono ben consapevole perché il mio rapporto con lei è stato intensissimo e continuo per più di venti anni: insieme – puntando sulla cultura, sul sapere, sul valore della conoscenza – abbiamo cercato di fare del bene alla Puglia, terra di adozione di Maria qui approdata giovane da uno sperduto ma amatissimo paesino della lontana Calabria (Umbriatico), per laurearsi con una tesi sul teatro di Mario Luzi (trasformata in saggio e pubblicata) e per perfezionarsi su Artemisia Gentileschi (anche in questo caso pubblicò un saggio).

La targa posta sulla facciata della Biblioteca Rurale è la promessa di una consuetudine al ricordo, che si ripeterà: nella giornata gioiosa della nascita o in quella terribile della perdita, o in altre occasioni, non importa. Coloro che l’hanno conosciuta e frequentata sapranno sempre quando incontrarsi nuovamente con lei, nel dolce Poggio delle Antiche Ville.

Non la dimenticheremo mai.

 

WALDEMARO MORGESE

 

Foto: 7-10-2012. Maria Abenante nel Centro Servizi dell’Ecomuseo del Poggio delle Antiche Ville in occasione della presentazione di un libro sui giardini.

Altre 60 immagini su Maria Abenante sono nel box a lei dedicato della sezione FOTO GALLERY di questo sito



[1] Dedica di Bruno Tognolini a Maria Abenante, scritta di pugno su una copia del proprio romanzo “Il giardino dei musi eterni”, Salani Editore, Milano 2017.

[2] Aveva anche dato consigli al nuovo proprietario di Villa Gallo, Domenico Pinto, per salvare durante la ristrutturazione le mangiatoie in pietra presenti nella dépendance!

[3] Per la IX Rassegna “Baricentro di cultura in collina” dell’Associazione “Le Antiche Ville” Maria curò con amore la mostra fotografica “Cecilia Mangini maestra dell’immagine” (Castello Angioino di Mola, luglio 2011).

                                                                                                                                                                              

 

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Casina Morgese

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